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Vi trovate ora nella loggia, uno spazio corrispondente alla Cappella sottostante, di circa tre metri e mezzo per tre.
La loggia è un luogo di riflessione e conversazione, ma anche di contemplazione dello spazio urbano antistante. È un ambiente pensato per guardare all’esterno ed essere visti.
Anticamente aperta su due lati, presentava una serie di nicchie dipinte a comporre una galleria immaginaria di personaggi storici e virtù, pressoché scomparse. La decorazione, attribuita a Lorenzo di Pietro, detto
"il Vecchietta" (1410-1480), con la collaborazione di Paolo Schiavo (1397-1478) è ormai pressoché illeggibile. La loggia è rimasta aperta senza vetrate, fino a fine Ottocento.
Curiosità
Al di sotto delle finte nicchie con figure ormai sbiadite, si trova una splendida Natura morta, anch’essa attribuita a Lorenzo di Pietro detto “Il Vecchietta”. Raffigura un mobile con alcuni vasi e contenitori per pietre, erbe ed essenze. Probabilmente si tratta di una spezieria con prodotti erboristici, preparati medicinali, unguenti e polveri necessari alla salute. Tale tipologia di arredo generalmente trovava posto negli studioli, ossia quelle stanze proprie degli uomini di cultura che ospitavano principalmente libri, ma anche strumenti musicali e astronomici.
In alto vi è un soffitto a cassettoni in legno, sulle cui travi sono dipinti vari stemmi gentilizi di importanti casate milanesi, fra cui i Castiglioni, i Visconti e altre nobili famiglie del parentado.
Il percorso spirituale
Le figure dipinte sulle pareti, sebbene oggi siano quasi illeggibili, riprendono un motivo decorativo in voga all’epoca: una serie di personaggi storici che si alternano con le virtù. Quindi la presenza di uomini illustri, in politica, filosofia, arte e la simbologia delle virtù correlate, allegoricamente rappresentate da figure femminili, sollecitava la memoria, esortando gli animi a seguirne l’esempio.
Ora salendo alcuni gradini entrate nella Quadreria
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